ARCAdiARTE | Arte Contemporanea
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ARCAdiA ASSOCIAZIONE CULTURALE
Arte Contemporanea e Visiva

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Lineamenta Naturae
Louise Beckinsale

LANDSTARS, personale di Louise Beckinsale (1972 Ascot UK) propone una selezione di opere "storiche" e recenti che riassumono la specificità stilistica della giovane artista inglese, capace di coniugare l'energia dinamica della tecnica e la suggestiva levità della performance visiva, dove natura, corpi e anime fluttuano in una medesima dimensione. Il percorso espositivo presenta il ritorno alla dimensione informale di Louise Beckinsale, opere action paiting ora ad olio, ora acrilico e sabbia, in costante dialogo con la figurazione "al femminile" che ha contraddistinto la sua partecipazione alle mostre collettive Imago Femine donne dipingono donne (Palazzo Guidobono Tortona 2009), Another break in the wall (Wannabee Gallery Milano 2009), Il Mito del Vero il ritratto il volto (Palazzo Durini Milano 2010) e I Guardiani dello Spirito (Fortezza di San Leo RN 2010).

I colori dell'Eden


Paolo Lesino

Più il là la strada sterrata scompariva nel manto dorato delle colline e c'era un piccolo avvallamento con un canneto scuro che certo nascondeva un laghetto, e oltre ancora, fra due cime, splendeva come un diamante l'azzurro intenso del mare, pieno di speranza. Andrew Saen Green The Story of a Marriage

Andrew Saen Green, The Story of a Marriage

C'è un mondo ancora quieto e silenzioso, dove l'uomo non ha mai arato i campi, non li ha mai rastrellati; dove nessuno li ha mai usati. Sono le terre estreme, outside lands, le creature meravigliose mandate a vivere con noi. Possiamo scoprirle immergendoci nella pittura di Louise Beckinsale. Giunti nel suo sperduto avamposto, saremo accolti da un'aria famigliare, dai colori dell'Eden senza più riuscire a staccarne gli occhi. Territorio ancestrale dove poter entrare e girare, che ci autorizza a perderci in una bruma che non può cambiare perché non si è data forma, fino a ritrovare la nostra uscita.

Chissà quale voce bisbiglia di notte all'orecchio di un animale finché, reso folle dalla sirena dell'esercitazione, scava una galleria nella terra sabbiosa del giardino ed esce libero dall'altra parte. Dove sarebbe andato? In riva al mare, mi dicevo; ogni odore, ogni pista deve portare là.

op. cit.

Attraverso i landstars Louise Beckinsale dà un nome ai suoi desideri come Le città invisibili di Calvino sono un sogno che nasce dal cuore della città invivibili. La performace visiva quale viaggio della scoperta, dove il paesaggio riacquista centralità attraverso lo sguardo rinnovato dalla lente deformante di chi sa comprendere quanto l'arte non sia distinguibile dalla vita stessa. Eden, eye lake, shamans chair, where dust goes, oceanskys sono i frammenti di un atlante eterogeneo fatto esclusivamente di luce migrata da una terra scomparsa: la gioventù; dove i colori fluttuano dolcemente lasciando che il cielo sprofondi nel verde ondeggiante e maculato d'oro, un verde senza fine e senza fondo, in una progressiva perdita dei confini, bordati di una scintilla densa e luminosa come un stella.

Luminescenze



di una lucida trance



Giacomo Maria Prati

Poichè Fantàsia non ha confini, il suo centro può essere ovunque, o, per meglio dire, è ugualmente vicino o lontano da qualunque punto. Dipende esclusivamente da colui che vuole arrivare a questo centro.

Michael Ende, La Storia infinita

In Landstars Louise Beckinsale focalizza con coinvolgente efficacia la propria esclusiva cifra artistica in una risoluzione immaginale e mitopoietica dell’idea di paesaggio. Brughiere nordiche, campi da golf quali luoghi non luoghi, comunità di fughe semioniriche, campi di lavanda che trasfigurano e oltrepassano l’idea di una Francia fra memorie scolastiche e libresche, l’anima del paesaggio rifonda se stessa in una tersa e rarefatta atmosfericità, non meno vibrante e vigorosa delle più profonde e durevoli ispirazioni. Pittura spirituale, sensibilissima. Veloce come un levriero e impetuosa come una cavalcata. Non interessa l’origine di un possibile modello, se fisicamente biografico o surrealmente immaginativo: il paesaggio di Louise è un fatto narrativo assoluto, pura azione scenica formante. Finalmente una pittura che non si parla addosso e che non ha bisogno di tesi da dimostrare a tavolino. L’Opera corre sulle ali del vento, fino a farci quasi dimenticare che dietro e prima c’è l’artista. Mazzi di fili d’erba usati quale frusta pittorica per mimare, e mimetizzare, il senso gestuale del reale: artificio declinato in somma naturalezza, quasi innocentemente sfrontata. Magìa di intermedianità, design dell’anima mundi, immagine mossa a somiglianza dell’immaginazione. Il paesaggio diventa un processo inscindibile da una fuga in avanti nella materia viva del sogno, ma di un sogno che ci risveglia vivi, incrociati fra correnti energetiche di varia densità, caricati di nuova vita. Una “savana europea”, scintillante di un proprio speciale glitter, che vorremmo istintivamente aver già anche noi sognato, cioè vissuto!