Il Secondo Futurismo
rappresenta un operazione artistica e culturale strategica, maieuticamente terapeutica nel suo portare alla luce con forza la distinzione vitale e netta fra immagine quale res e immaginario quale processo generativo attivamente ricostruttivo e partecipativo, quasi autopropulsivo. Mondi puri e totalizzanti di una figuratività impetuosa giocano fra e con relitti e invenzioni oltrepassando ogni mania inclusiva, passione futurista che attraversa i tempi, per ridonarci il senso vasto e libero del fenomeno artistico quale imposizione ontologica di valori e possibilità creative. Nuove chiavi per nuovi territori per ritornare, dopo la visione, carichi di sorgive e magiche ideatività. Questi artisti sanno sapientemente colmare quel vuoto immaginale che il consumo dell’utile allarga nella sua svalutazione ipertrofica della comunicazione. Nella loro opera s’invera ottimisticamente l’ipotesi di Baricco che vede in una fantasmagorica e rutilante superficie la nuova profondità del futuro fatta di connessioni di senso.
Giacomo Maria Prati Paolo Lesino
Io c'ero
I geniali ritorni al dinamismo e alla velocità
di Gianantonio Abate
I malinconici e suggestivi richiami ai primi giochi
di Clara Bonfiglio
Le eleganti scomposizioni del movimento
di Dario Brevi
Il gioco delle parti nel tempo e nello spazio
di Gianni Cella
I richiami alla Pop Art statunitense
di Andrea Crosa
Gli intriganti collegamenti tra fumetto e realtà
di Innocente
La fantasiosa esaltazione del movimento e del contatto
di Marco Lodola
Le imprevedibili geometrie
di Battista Luraschi
Le caleidoscopiche interpretazioni
di Luciano Palmieri
I ritratti tribali
di Plumcake
Le ricerche dell'eguale e del suo contrario
di Umberto Postal
Inseriti
nella magica atmosfera dell'immortale fascino dell'^ISMO^ che più ha mostrato
al mondo la voglia dell'artista e dell'uomo di rivolgere non solo lo sguardo e il pensiero
ma tutte le sue energie verso l'alto e l'incognito del cielo, della scienza e del futuro
faranno si che
le emozioni provate spingeranno taluni dei visitatori a concludere la loro visita con
la frase “io c'ero” accompagnando l'orgoglio della partecipazione alla tristezza
della consapevolezza che un momento magico è passato ma, forse, non
irrimediabilmente perduto.
Luca e Luigi Gastini